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Curiosità

San Bartolomeo e i pippi della corona
Data 23 Agosto 2019

San Bartolomeo e i pippi della corona

Non son mai stata una bambina difficile in fatto di cibo, perché mi piaceva quasi tutto. Tra le pochissime cose che non amavo e mangiavo senza gran gusto c’erano i pippi della corona di San Bartolomeo. Mio nonno o mia nonna paterni me li compravano sempre in occasione del giorno dedicato a questo santo protettore dei bambini, venerato a Pistoia quasi come il patrono San Jacopo. Non potevo non assaggiare per niente la corona, dolce tipico di questa festa, al nonno sarebbe dispiaciuto, sicché mangiavo un pippo a fatica – perché, tra l’altro, mi strozzavano – e magari piluccavo gli zuccherini o i cioccolatini (quelli con la carta dorata) messi sopra a guarnire; i rimanenti li mangiava mia mamma la mattina a colazione, inzuppati nel caffelatte. Insomma, ecco, io non aspettavo con ansia il giorno di San Bartolomeo. Ma nella nostra città è indubbiamente una ricorrenza da sempre molto sentita. Il 24 agosto la piazza e le vie vicine alla Chiesa di San Bartolomeo in Pantano, a pochi passi da piazza del Duomo, si animano di bancarelle di dolci e giochi e i forni cittadini vendono, appunto, le tradizionali corone di grossi biscotti tondi, fatti con l’impasto del berlingozzo (dolce caratteristico del Montalbano) e uniti da uno spago, così che i bambini prima di mangiarli possano portarli al collo come una collana.
Legata al Santo è anche l’antica usanza, risalente al 1443, di portare i bambini – ma anche gli adulti – a ungersi: nella Chiesa intitolata al martire (che morì scorticato vivo) viene infatti impartita un’unzione per benedire i bimbi e proteggerli per tutto l’anno a venire. La fila di chi attende di essere unto è sempre lunga e anche quella – che ve lo dico a fare – per me era una cosa poco piacevole; per non parlare della fronte, che rimaneva viscida dall’olio e che non ti potevi toccare, sennò la benedizione non fungeva… Ma almeno, essendo io fin troppo buona da piccola, quasi tònna, nessuno poteva urlarmi quello che spesso a Pistoia si dice ai bambini parecchio vivaci quando cadono e si sbucciano le ginocchia: “San Bartolomeo scorticato!”.

Barbara Bernardi

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